21 agosto 2017

Amnesia

Ricordi?, l'uomo allo specchio prese una lunga pausa, di quelle che in teatro fanno pensare ad un vuoto di memoria e che nella vita ti convincono di essere un cretino.
Eppure una pausa è tutto quanto hai bisogno per elaborare il lutto dell'anima: lei sì ricorda ancora chi sei, a differenza di te, ormai senza più memoria di chi saresti potuto essere.
Ecco, se solo ricordassi di esserti perso proveresti a cercarti, aggiunse l'uomo.

Massimiliano Cerreto

Backstage: il significato che darai alle mie parole è soltanto tuo, è sempre stato così.


Francesca Woodman
 
Genesis - Looking for someone

"Trying to find a memory in a dark room
Dirty man, you're looking like a Buddha, I know you well"

11 agosto 2017

Stelle cadenti


Mi vuoi?, gli chiese fingendo di non saperlo. Forse per crudeltà, forse per sentire la voglia di lui crescere sino a fargli implorare di mettere fine a quella tortura.
Mi vuoi?, ripeté con un tono che assomigliava più ad una minaccia che ad una promessa d'amore. Ma non poteva ricevere una risposta da quell'uomo, ora rannicchiato dentro la propria l'anima. Una guerra silenziosa era in corso, e nessuno dei due avrebbe voluto vincerla, ma solo arrendersi.

Avrei potuto raccontarvi che in quella stanza c'erano un uomo ed una donna, ma vi avrei mentito. L'una di fronte all'altra erano due solitudini pronte a svanire in fretta, senza lasciare traccia, proprio come un temporale d'agosto: qualcosa che non fa in tempo a dissetare, che finisce con il lasciarti più caldo addosso di quanto ne avessi prima.

Meno di due ore fa, lui camminava nervosamente sotto il suo palazzo, pregando che almeno una volta nella vita un sogno, uno soltanto, potesse diventare realtà.
Meno di un'ora fa, lei lo prendeva per mano, forse spinta dalla tenerezza che provava per quel tipo così diverso da tutti quelli che avevano avuto l'illusione di poterla possedere. I loro pensieri sapevano di dolce e di amaro in quel momento.
Meno di un quarto d'ora fa, l'aveva riaccompagnata a casa per ritrovarsi d'improvviso a carezzarle i capelli. Lei intenta a fumare, fingendosi distratta, lui poi a poggiare le labbra sul suo collo: baci piccoli rapidi delicati, e poi sempre più lenti, messaggeri della sua voglia di abbandonarsi.

Non ho mai voluto nessuna quanto te, ma... rispose, e poi s'interruppe. Il ricordo di tutte le altre che non erano lei prese il sopravvento finendo con il lasciarlo senza fiato. Gli occhi bassi, quasi a cercare un modo per confondersi con le macchie del pavimento. Era in apnea, con tutti quei pensieri che gli galleggiavano in superficie.

E allora lei lo prese ancora una volta per mano: diventarono giorno senza accorgersene.

Massimiliano Cerreto

Backstage: Quella di San Lorenzo è la notte dei desideri, io l'ho raccontata così.

 Claudio Baglioni - Notte di note

"per tutti gli uomini che passano sui fogli del mondo come scarabocchi"

7 agosto 2017

L'altra faccia del sogno


L'altra faccia del sogno è il dolore che provi quando atterri, anche se prima di saltare speravi che non avrebbe fatto male. Non un'altra volta. Non questa volta.

L'altra faccia del sogno è acqua sporca tra le mani quando la bolla scoppia, e poco importa che sia stato proprio tu a soffiarci dentro il riflesso di una vita appena immaginata e mai vissuta.

L'altra faccia del sogno è una menzogna di cui non sei colpevole, anche quando tutti credono il contrario.

(...)

Non sono nato ad immagine e somiglianza dei tuoi desideri, ma perché potessi dipingere il mondo con i miei.

Non sono nato per strisciare in trincee di merda e rancore, ma per uscirne fuori e combattere il male che ho dentro.

Non sono nato, mai per davvero, eppure ciò che ti rimarrà sarà solo il fantasma di me.

(...)

E adesso questo urlo in una stanza vuota.

E adesso il silenzio, feroce come una lama.

E adesso io, che ritorno da me.


Massimiliano Cerreto

Backstage: sono solo parole, altre inutili parole...


Fiorella Mannoia - Le tue parole fanno male

"(...) possono far male, possono ferire, 
farmi ragionare sì,
ma non capire, 

non capire!"

1 agosto 2017

11 km

 
La vita non ha un senso: è desiderio. Il desiderio è il tema della vita. 
(Charlie Chaplin, Luci della ribalta, 1952)



Km I

Si sentiva addosso puzza di urina e sudore. Aveva aspettato quel momento una vita intera ed ecco cosa gli rimaneva. Ma non avrebbe voluto essere in un altro posto al mondo, e quel pensiero di lei che gli rimbalzava nella testa da così tanto non gli faceva più male.
 
Km II
 
- Vieni con me... 
- Dove? E non tirarmi così forte; scusi...
- Con chi parli?
- Dicevo al tipo che ho urtato...
- Fottitene; ecco siamo arrivati. Entra, presto...
- Conosci qualcuno in questo palazzo?
- Nessuno, non m'importa di nessuno: qui siamo solo io e te...
- Ma cosa fai...
- Nulla di cui dovrai pentirti...
- Smettila!
- Eppure ti piace quando...
- Non farlo...
- Lasciati andare...
- Sei pazzo, ma...
- Shhh, non parlare, non più...

- Non l'avevamo mai fatto prima...
- Cosa?
- Baciarci nascosti in un portone.
- Sei pazzo, ma ti amo.
- Idem.
- Non si dice idem, porta sfiga; dai, usciamo da qui.
 
 
Km III

Piccina89: Ciao!
Malinconico74: Ciao
Piccina89: mi chiamo Giada
Malinconico74: ti dispiace se non ti dico il mio nome?
Piccina89: hai paura che tua moglie ti scopra?
Malinconico74: non sono sposato
Piccina89: anche quello di prima ha detto così. Dite tutti così
Malinconico74: Cosa nei sai di me? Dai, lasciamo perdere
Piccina89: ma non t'interesso neppure un po'?
Malinconico74: Non fare così...
Piccina89: sei timido?
Malinconico74: Molto! :)
Piccina89: ma dovresti aprirti un po' di più. Siamo in pvt*, solo io e te in questa chat, di cosa hai paura?
Malinconico74: sono qui più per ascoltare un po' tutti, non sono bravo a stare in pvt
Piccina89: ti piace il sesso?
Malinconico74: come a tutti, cosa c'entra questo?
Piccina89: lo sai che l'ho fatto con uno conosciuto proprio qui? È stato bellissimo
Malinconico74: beata te :D
Piccina89: vuoi provare? Se ti dicessi che sono nuda in questo momento?
Malinconico74: potresti essere chiunque, dai
Piccina89: non mi credi? Sono una ragazza bella, intelligente e adesso sono nuda e con il pancino all'ingiù
Malinconico74: scusami, ma non ho bisogno dell'ennesima paranoia
Piccina89: peccato
Malinconico74: mi spiace
Piccina89: ciao
Malinconico74: ciao
Km IV

- Mi vuoi! Dillo che mi vuoi, brutto stronzo!
- Sì, ti voglio, ti ho sempre voluto, e allora? Cambierebbe qualcosa? Mi hai sempre fatto sentire uno schifo...
- Baciami!
Km V

- Dobbiamo deciderci però!
- A fare cosa?
- Sei tu che seduci me o io che seduco te?
- Ma io non ti sto seducendo!
- Facciamo così: un po' io, un po' tu, tutti e due, nessuno dei due.
- Ok.
 
 Km VI

- Papà, da grande voglio fare l'ingegnere!
- Lo sai che gli ingegneri studiano molta matematica?
- Non mi piace la matematica!
- Sei intelligente, devi solo impegnarti di più. Adesso posa le costruzioni che andiamo a tavola, mamma ci sta chiamando.
Km VII

... un perdente io? Sono un eroe io, cazzo! Ma questo non lo avete mai capito e non lo capirete mai. Tutti buoni a giudicare, ma avrei voluto vedere voi al mio posto, a combattere ogni giorno con tutte queste ombre...
 
 
Km VIII

- Non innamorarti di me!
- Perché?
- Gli altri si innamorano, io ti amo.
Km IX

Come in discesa dopo una salita che ti fa scoppiare il cuore: non ho paura di cadere, ma solo che finisca il vento.
Km X

- Dicono che ci sono infiniti mondi paralleli, ma questo è il più bello...
- Perchè?
- Qui almeno non devo cercarti...
- Guarda che non ci casco...
- Per una volta che volevo essere romantico, ecco! 
- La tua è solo pigrizia, neppure la voglia di cercarmi hai...
- Va bene, ogni tanto devo pure dirla qualche scemenza, sono il tuo ragazzo; lo sai che gli innamorati se le dicono le scemenze...
- Innamorato ci sarai tu! Per me sei solo sesso, e adesso portami il caffè ché di alzarmi non ho voglia...
- Zi padrona! E quello pigro sarei io...

Km XI

È stato tutto un sogno, ma al risveglio ci saremo tutti. A ridere insieme e a calpestare le pagine di odio scritte quando eravamo ancora bambini con la paura del buio e di non essere amati.

Massimiliano Cerreto


Backstage: questa volta non c'è nulla che ti possa spiegare. Ci sono cose che sentirai ed altre che ti scivoleranno via. Non ha alcuna importanza il vissuto cui mi sono ispirato per mettere insieme queste parole e neppure il filo invisibile che le unisce: avevo solo voglia di seguire ancora una volta la traccia nascosta (ma non troppo) dei miei desideri.  Non so tu, ma tra me e la felicità ci sono solo 11 km: posso farcela!

*pvt è l'abbreviazione di privato.

 

Tiziano Ferro - Potremmo Ritornare
 
 

26 luglio 2017

Aurora (Fermo immagine)

I

Aurora ha quattro anni, e ha scoperto che alle lucertole non ricresce la coda. Non all'istante almeno, così come immaginava grazie ai racconti di suo fratello. Eppure i grandi dovrebbero sapere tutto, e a sette anni uno che va in bicicletta senza le rotelline è grande.

II

Aurora ha undici anni, e non deve più indossare il grembiule, ma l'astuccio con le matite è ancora sul banco ché di separarsi dai sogni dell'infanzia non ha voglia, non ancora.

III

Aurora ha 13 anni, e ha appena dato il suo primo bacio, ma non le è piaciuto. Era convinta che il mondo si sarebbe trasformato d'improvviso in una nuvola rosa e invece adesso era in compagnia dei suoi pensieri, grigi come il sapore di fumo che il suo ragazzo le aveva lasciato in bocca. Torna a casa, ma cammina piano, quasi a voler rimandare quel momento in cui la madre avrebbe scoperto tutto: il bacio, il sapore di fumo, e la delusione. La persona cui per un istante aveva dato il nome amore invece era già fuggita via sul motorino dell'amico. No, per lei non c'era posto, mai, neppure nei sogni di un adolescente.


Massimiliano Cerreto

Backstage: Aurora non esiste, non è mai esistita, non nella mia vita almeno. Sì, ne conobbi una di Aurora, anni fa, ma per motivi di lavoro, e di certo non è una persona che ricordo con particolare piacere. La mia di Aurora, invece, è una creatura fatta di parole: un'idea che improvvisamente ha attraversato la mente e che poi è svanita come tutto il resto, odio e amore compresi. Di lei è rimasto solo un fermo immagine, avulso dal resto della storia che avrei voluto scrivere e non ho fatto, e non avrei neanche potuto fare.

Comunque, se proprio t'interessa, sarebbe dovuta essere una storia di rinascita e riscatto. Pensavo ad una donna che, attraversato finalmente lo specchio, scopre che amore non fa rima con dolore. Nulla di così originale, solo un tentativo di astrarmi dall'idea di me stesso.

Il problema è che avevo ho bisogno di qualcosa di vero, non di altre inutili parole, non le mie e neppure quelle altrui. Ma non l'ho mai trovato, né dentro né fuori da me. Non tre metri sopra il modem e neppure tra le pieghe della gente che ho incontrato nel mondo reale. O forse è vero tutto ciò che percepiamo come tale, nel momento stesso in cui si mostra dinanzi ai nostri occhi. È che incomincio a trovare questa assoluta mancanza di senso tristemente ridicola.

 
Man Ray


Levante, Non me ne frega niente



17 luglio 2017

E questa non è una lettera d'amore...


Cazzo, mi sono innamorato di te! E adesso che faccio?

Aspetta, non è che non sia felice di esserlo, però...

(Perché deve esserci sempre un 'però' in tutte le cose? Dovremmo fare una petizione per abolirli, magari esiliarli su di un'isola deserta insieme ai 'se' ed ai 'ma'. Che ne dici?)

Però non lo so mica cosa devo fare adesso, ecco il mio 'però'.

Scriverti una lettera d'amore? Oddio, no! Che già mandarti questo messaggio in privato mi fa sentire un vigliacco. Io qui, protetto dallo schermo di un pc, a distanza di sicurezza dalla vita, e tu a perderti nelle mie parole.

E comunque non mi piacciono le lettere d'amore. Hai notato che assomigliano un po' a degli spot? Le si potrebbe riassumere tutte così: "hey, sono qui, non mi vedi? Dai, prendimi, portami nella tua vita e ti renderò felice. E sono anche gratis, cosa aspetti?"

Mi vengono i brividi all'idea di scriverti cose del tipo: sei bella, ti desidero, non riesco ad immaginare una vita senza di te. Un po' come si fa nelle lettere d'amore, quelle vere. Non che non lo pensi, almeno in questo momento. Perché lo sai, è sempre tutto vero, ma per finta. O almeno sino a quando credi che lo sia.

È che vorrei tu fossi il mio altro ed oltre, la ragione per cui smettere di cercarmi; questo sì voglio raccontarti.

È che vorrei che fossi con me la prossima volta che scenderai all'inferno; perché lo conosco bene, ma la via d'uscita non sono mai riuscito a trovarla da solo.

È che in te vedo quella vita che mi è sempre sfuggita, tra un sogno e l'altro.

No, questa non è una lettera d'amore, e non starò qui a chiederti il permesso. Di cosa poi? Di essere innamorato a prescindere da tutto, persino da te? E comunque fa più male una storia che finisce di una che non è mai iniziata: non m'importa se non mi vorrai.

E se questa fosse una lettera d'amore, una vera, non scriverei mai che lasciarti libera, semplicemente libera di essere, è l'unico regalo che posso farti.

Perché è meraviglioso osservarti senza essere visto, ascoltarti senza interrompere il flusso dei tuoi pensieri con le mie stupide parole, sapere che le tue scelte sono state sempre e soltanto tue, ma...

(Ma un paio di palle: non è meraviglioso, neppure un po'. Perché ti voglio, adesso, qui. Fanculo alle parole tra noi.)
 
Un bacio, e di' al tatuaggio sul collo che lo invidio da morire.

Massimiliano

Backstage: scrivere d'amore senza essere (almeno) innamorati è come prendere della segatura, metterla nella vasca da bagno e illudersi di costruire un castello di sabbia in riva al mare. Potrei assolvermi affermando che ogni rappresentazione della realtà è pur sempre qualcosa di diverso da essa, che si tratti di una canzone, un film o anche una poesia. Sarebbe però una bugia, che è cosa ben peggiore della finzione. E, non avendo più facebook da alcuni anni, messaggi in privato non ne mando più.

Eppure, è stato attraverso questa finzione che sono riuscito a rivivere le emozioni di quando innamorato lo ero per davvero, e anche a ripercorrere la traccia nascosta e dannatamente contorta dei miei desideri. Dovevo farlo, per me, per trovare il coraggio di attraversare lo specchio ancora una volta. Già, ma come rappresentarlo evitando che ogni parola finisse con il suonare costruita, artificiale? Che è anche la paura che mi ha allontanato dalla scrittura per circa sei mesi.

Poi, d'improvviso, il ricordo di lei, di cui non sono mai stato innamorato, e che neppure ho mai incontrato, ma che ho sempre riconnesso all'idea dell'amore reale: quello in cui bene e male perdono ogni significato; quello che semplicemente è, anche a dispetto di quanto ci hanno convinto debba essere, ad immagine e somiglianza di un mondo che sta finalmente crollando.

Ed stato bello ritrovarla ancora lì, in quell'angolo dell'anima in cui l'avevo fatta entrare quattordici anni fa, la prima volta che la vidi. Lei giovanissima, io ancora aspirante giornalista. Il tempo ci ha cambiato, ma sento che ci accomuna ancora il desiderio di spingerci sino all'estremo limite del vero, anche a costo di farci male. Dedicarle queste parole è stato un modo per ringraziarla di non essere mai andata via.

Massimiliano Cerreto

P.S. Questa non è una lettera d'amore, che ha bisogno di realtà per poter vivere, non di parole. Forse è solo un castello di sabbia.


Francesca Woodman


Fabi Silvestri Gazzè, L'amore non esiste

"Ma esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un abbraccio per proteggerci dal vento
l'illusione di competere col tempo"



2 gennaio 2017

La prospettiva della pozzanghera


Il binomio di Newton è bello come la Venere di Milo.
Il fatto è che pochi se ne accorgono.
Fernando Pessoa


La bruttezza è ovunque, non serve neppure cercarla, ecco cosa gli dissi. Eravamo arrivati appena in tempo, qualche minuto prima che suonasse una delle tante inutili campanelle della sua vita, messa lì a scandire lo spazio tra il nulla ed il poco più, che poi non è altro che l'esistenza al netto dei sogni.
Non ero felice, però. Sì, con quella risposta ero convinto di aver troncato sul nascere tutte le altre domande che sarebbero venute dopo, ma avevo davvero il diritto di farlo? No, non potevo essere felice. 
Mi sbagliavo, per fortuna. Infatti fui subito interrotto da un perché; un perché piccolissimo, ma comunque abbastanza grande da seppellirci dentro il mio senso di colpa. Perché?, mi chiese, e con l'incoscienza di chi è ancora troppo giovane da pretendere dalle risposte nulla di meno che la verità. 
Ammetto di essere stato tentato dal rispondere con quella frase che nessun genitore dovrebbe mai pronunciare: un giorno, quando sarai più grande, lo capirai da solo. Avrei potuto farlo, certo, ma con quale coraggio? Ero già colpevole di avergli mostrato il mondo dalla prospettiva della pozzanghera, quando anche il cielo più bello appare così sporco da poterlo calpestare senza alcun rispetto. 
Quando sarai grande capirai, pensavo: questo sì, devo ammetterlo, lo pensavo veramente. E se poi i suoi occhi non si fossero mai aperti abbastanza da trovarla la bellezza? Magari non l'avrebbe mai cercata, finendo con l'accontentarsi della mia risposta. Forse avrebbe accettato senza condizioni quell'idea di bruttezza onnipresente che avevo innestato nella sua mente, caricando le sue spalle di un pregiudizio pesante come una zavorra: dovevo rimediare a quelle parole scellerate, forse nate dal fastidio che mi aveva procurato il lavavetri al semaforo poco prima. 
Perché produrre bruttezza è facile, non richiede alcuno sforzo, gli dissi. Aveva capito? Avrebbe capito? E se in quell'implicito invito a fare del suo meglio per non generare ulteriore bruttezza non fosse nascosta un'ulteriore illusione? Di segno contrario, ma pur sempre un'illusione. 
Perché, per un istante, lo avevo immaginato diverso dagli altri, migliore degli altri: in fondo era mio figlio, non di qualcun altro. Ciao pa', mi disse prima di essere inghiottito dal suono di quella campanella, proprio come successe a tutti gli altri.

Massimiliano Cerreto

Backstage: andare nel mondo con gli occhi bassi, osservando il cielo solo attraverso una pozzanghera di acqua sporca oppure provare ad alzare la testa? In entrambi i casi, contro la vita ci vai a sbattere prima o poi: inciampiamo tutti in qualche illusione. Nell'urto, qualcuno esplode, altri implodono e altri ancora si rialzano. Forse basterebbe guardare semplicemente davanti a sé.

E le storie, anche quelle più lontane da quanto chiamiamo realtà, non si limitano a raccontarci chi siamo e dove siamo in un punto della vita grazie al modo in cui le parole risuonano dentro di noi. Ci mostrano anche la strada da percorrere per raggiungere uno degli infiniti possibili futuri che aspetta solo di essere scoperto. Perché è nel cercare che risiede la bellezza.

©Massimiliano Cerreto

 

(Francesco De Gregori, La storia)


5 novembre 2016

Ai margini del desiderio: effetti collaterali e altre storie


- La stanza, ieri -


Baciala, cosa aspetti?


- L'anticamera, una settimana prima -

Una piccola venere: 34 anni per un metro e sessantacinque d'altezza, tacchi rigorosamente a spillo compresi, e un neo alla Marilyn. Al là di qualche sorriso ammiccante dei colleghi e di qualche sguardo invidioso delle colleghe, in facoltà non è che poi si sparli tanto della dottoressa Aprilia, forse per il timore di finire oggetto delle sue ricerche sul comportamento.
Flavio non lo sa come c'è finito nell'anticamera del dipartimento di psicologia clinica. Forse sì, ma non vuole ammetterlo. È che proprio non ci riesce ad andare d'accordo con la vita. Ogni giorno trova qualcuno cui dare la colpa, ma non gli basta, non può bastargli. I tassisti, ecco deve essere colpa loro se il mondo va male. No, questo non lo ha mai detto, ma è certo che l'abbia pensato, almeno una volta nella vita. Quale sarebbe poi il mondo che non funziona? Il suo, ovvio. Che è ben più grande, misterioso ed inesplorato dell'universo stesso.

- Casa di Flavio, tempo imprecisato -

Sei sempre nervoso, perché non prendi qualche goccia? Poi vedi che tutto si sistema, non era una psicologa la madre, anche se tutte le madri hanno la presunzione di esserlo: chi può capire meglio di loro il proprio figlio? Forse era nervoso semplicemente perché non aveva altra scelta. È come lamentarsi di avere problemi di udito dopo una notte trascorsa in discoteca o il mal di pancia dopo aver mangiato al ristorante cinese. È la vita che fa male! Lo si dovrebbe scrivere in caratteri cubitali all'ingresso dei reparti maternità: la vita nuoce gravemente alla salute, altro che sigarette!


- L'anticamera, una settimane prima -

Signore, qui non si può fumare, lo sapeva bene Flavio, non c'era bisogno che glielo ricordasse quello stronzo qualunque. Che bella espressione 'stronzo qualunque', come se esistesse una gerarchia anche per le persone che tendono verso il basso. Aspetta le undici, l'appuntamento è alle undici; guarda l'orologio, un regalo di cresima; vuole essere puntuale, è sempre puntuale; non può fare brutta figura, non con una donna poi: l'idea di farsi rovistare l'anima da una donna proprio non gli va giù. Poco male se a farlo fosse un uomo, come uomo credeva di essere, o almeno avrebbe voluto, ma da una donna no!

- Università di Flavio, due settimane prima -

Ma che palle! Due ore per aspettare l'assistente e poi mi dice che non ha più tempo per ricevermi!, un ragazzo di vent'anni è in piedi, mentre gli altri compagni sono seduti sulle scalinate in travertino della facoltà. Sono tutti degli stronzi, ma la cosa più grave è che non possiamo fare nulla. Potremmo denunciarli, ma a cosa servirebbe?, adesso è Flavio a parlare, ma viene interrotto da un amico: bravo, e così sei tu che gliela dai vinta, non capisci? Flavio, ascoltami, questo è solo un esamificio. Ci vieni, ti siedi davanti a loro, rispondi a qualche domanda e poi li mandi a fare in culo per il resto della vita. Perché t'incazzi tanto? Comunque adesso devo prendere la metro; mi accompagni? Dai, ti offro un caffè, quello che fa il vecchio, quello buono. I due lasciano quella ciurma alla deriva e scendono in strada per andare alla metro.

- Adesso che siamo soli voglio dirti una cosa: te lo ricordi come stavo in paranoia prima di dare diritto privato? Poi ho ricevuto una mail dalla dottoressa Aprilia, una psicologa...
- Sei finito da una strizzacervelli?
- Puoi chiamarla come vuoi, non m'importa... ecco la caffetteria, siamo arrivati. In realtà, è una ricercatrice universitaria interessata alle problematiche di noi studenti. Due caffè, grazie. A me macchiato. E tu, guardami mentre ti parlo: adesso ti sembro uno che abbia più paura di qualcosa? E poi è tutto gratis.
- Dovrei fare la cavia da laboratorio di una scienziata pazza?
- Tranquillo, non ti darà nessuno di quegli psicofarmaci di merda che mandano in pappa il cervello: è una psicologa, non una psichiatra. Ti farà giusto qualche domanda, così, per capire chi sei, e poi ti dirà qualcosa che cambierà il tuo modo di pensare...
- Si chiama lavaggio del cervello dalle mie parti; buono davvero questo caffè, avevi ragione.
- Ecco, lo vedi? Sei sempre così fottutamente drastico. Diciamo che ti ripulirà da un po' di spazzatura energetica, tutti ce ne portiamo dietro qualche sacco. Signore, ecco a lei tre euro. E tu pensaci; stasera ti mando un messaggio su fibbì. Ah, mandami l'mp3 del seminario di Storia del diritto romano, che quel giorno avevo l'influenza.


- L'anticamera, una settimane prima -

Lei è il signor Flavio?, gli chiede uno con la voce priva di tono, forse perché abituato a non far trasparire emozioni in un luogo dove tutti sono addestrati a dissezionare la gente, da dentro, senza lasciare cicatrici visibili. Ha firmato la liberatoria? Il documento che le è stato dato all'ingresso, dico. Ah, bene, la dia a me. La stanza della dottoressa è in fondo al corridoio, a destra. Balbettato un grazie, Flavio lascia finalmente quel limbo.


- Lo studio, una settimana prima -

Si può?, chiede senza una particolare convinzione. Anzi, una parte di sé preferirebbe di gran lunga un bel no, come successe a quel compagno nel dipartimento di romanistica.

- Prego, entra pure.
- Scusi, non mi aspettavo...
- Lo so, le mie foto su facebook sono così seriose, tu invece sei più carino di come t'immaginavo; siediti pure.
- È un po' come in Alice nel Paese delle Meraviglie, ma nei suoi occhi il ragazzo non legge bevimi! In quel verde, che certi giorni sembra grigio, ci vede scritto scopami!
- È normale che tu sia un po' in imbarazzo, tutti lo sono all'inizio, ma vedrai che passerà presto...
- Dottoressa...
- Chiamami Alessandra, non vorrai mica farmi sentire così vecchia? E poi non siamo nella tua di università...
- No, non era mia intenzione, mi scusi...

La donna l'interrompe un'altra volta, quasi a volerlo disconnettere da quel flusso incontrollato di pensieri che gli scorre dentro e  gli chiede: ti piaccio? Se avesse potuto, Flavio si sarebbe arruolato all'istante nella legione straniera, oppure avrebbe rubato il guscio da Calimero per potersi nascondere. Questo cosa c'entra?, risponde fingendo di avere il controllo della situazione. È il tuo nodo, e sono qui per scioglierlo, dice guardandolo negli occhi, ma il ragazzo distoglie lo sguardo e abbassa la testa come in un inconsapevole cenno di assenso. Le parole di Flavio non la sorprendono. Anzi, ha ottenuto esattamente la reazione che voleva.

- Osserva il tuo corpo, lì, rigido; sicuro di voler rimanere tutto il tempo fermo all'idea di te stesso?
- Guardi, probabilmente ho commesso un grosso errore nel venire qui. Mi scusi per averle fatto perdere del tempo...
- Libero di farlo, ma non ti renderà felice. Un giorno finirai per vederti come uno che fugge dinanzi ai problemi, non come uno che li affronta: non è a me che dovresti chiedere scusa.
- Fuggire io? Ma lo sa quanti esami ho dato? E sono solo al secondo anno! Mica sono uno di quelli raccomandati dal papà avvocato o zio magistrato. Ma lei pensa che sia divertente sedersi davanti ad uno sconosciuto che ti giudica pensando di avere diritto di vita e di morte su di te? E guai se sbagli anche solo una parola...
- E tu come ti giudichi?
- Uno che si presenta agli esami solo se è sicuro di aver studiato tutto, dalla prima all'ultima pagina, note in corpo otto comprese; altro che dispense. Non amo le scorciatoie, sono una persona onesta, responsabile, non uno che gli esami li va a provare tanto per fare qualcosa, e mi creda che ce ne sono tanti.
- Non hai risposto alla mia domanda.
- Pensavo di averlo fatto...
- Mi stai parlando della tua brillante carriera universitaria, della tua idea di cosa è giusto e sbagliato, della tua paura di essere giudicato: è tutto questo ciò che sei?
- Me lo dica lei. Non sa nulla di me, eppure pensa di aver individuato... come è che l'ha chiamato? Il mio nodo, vero?
- Non hai paura di essere giudicato dagli altri, ma che l'opinione altrui possa interferire con il tuo di giudizio: sei imputato, giudice e boia allo stesso tempo. E lo vedo dal tuo corpo. Quanti anni hai? Ventuno, giusto? E a quaranta cosa farai? Ma non ti rendi condo di quanta energia stai disperdendo?
- Ho ancora abbastanza energia per dirle che non sono interessato, grazie!
- A cosa? A me? A te? Oppure alle donne?
- Non ho nulla contro le donne, io!
- Peccato che nessuna sia come vorresti, che nessuna assomigli alla tua idea di come dovrebbe essere l'amore, o dovrei forse dire che non ti senti abbastanza per meritare di essere amato?
- Scusi, ma lei è una psicologa oppure una maga? No, dico sul serio, perché a me non sembra di averle parlato della mia vita affettiva, ammesso che le debba interessare. E poi nell'ultima mail che mi ha inviato c'era scritto che mi avrebbe aiutato ad affrontare gli esami...
- È esattamente ciò che sto facendo, ma se ci tieni ad andare, va pure...
- A questo punto penso di avere diritto ad avere una spiegazione. Oppure devo pensare che è come tutti gli altri?
- Gli altri chi?
- Gli psicologi. Sa quelle che persone che ti fanno sdraiare su un lettino, parlare dell'infanzia e poi, allo scadere dell'ora, ti chiedono un centinaio di euro; ha presente?
- Strano...
- Cosa...
- Dai post sulla bacheca non mi sembravi il classico ragazzo con la testa così infarcita dei soliti luoghi comuni. Devo essermi sbagliata sul tuo conto...
- Invece io penso di aver capito chi è lei...
- Bravo, vuoi prendere il mio posto? Perché non cambi facoltà allora? Ah, già, dimenticavo che non puoi, che sei troppo un bravo ragazzo per fare qualcosa che i tuoi non vogliono. Perché a te non interessa laurearti in giurisprudenza, giusto?
- Preferisco la filosofia, ma sappiamo bene come va a finire: il massimo che ti può succedere è di passare la vita a spiegare quattro stronzate a dei ragazzini distratti che preferiscono chattare di nascosto. Hanno ragione i miei, con una laurea in Giurisprudenza puoi fare molto di più.
- Peccato non sia quello che vuoi fare tu. E forse non tutti i professori sono abbastanza bravi da fare appassionare i propri studenti alle loro materie. Ecco, visto? Ti ho accontentato: siamo finiti a parlare di docenti.
- I miei di professori sono solo degli stronzi. Prima dicono che l'importante è ragionare sul perché delle norme giuridiche, la chiamano ratio, e poi finiscono con il costringerti ad imparare quasi tutto il codice a memoria, e guai se non ricordi in modo esatto anche solo un comma.
- E tu?
- Io cosa?
- A cosa sei interessato davvero?
- Al perché! Ma questo dovrebbe averlo compreso. Lei sa tutto di me...
- Ti sbagli! Dovevo provocare in te delle reazioni, e non pensare che mi abbia fatto piacere farlo in questo modo, ma il mio lavoro non consiste nel giudicare le persone, appiccicare delle etichette, ma aiutarle ad andare in direzione dei loro desideri. Posso mostrare la strada, non percorrerla al posto vostro. Peccato che, talvolta, questo percorso sia sbarrato da tante false immagini mentali e blocchi emotivi. Ecco cosa cerco di individuare in una persona, tanto dalle parole quanto dal linguaggio del corpo. Alza la testa, mi hai sentito? Guardami e pensa a me come ad uno specchio: non vuoi provare a renderlo un po' meno deformante?
- Mi scusi, ma non le credo. Un po' come quando la professoressa del liceo ci raccontava che educare viene da ex ducere, tirar fuori ciò che ognuno di noi ha dentro, e poi ci metteva in testa le sue di idee: che fato infausto attendeva chi la pensava in modo diverso. Una volta un amico prese otto al tema d'italiano limitandosi a riscrivere, parola per parola, la sua spiegazione della folla manzoniana; stronza lei e stronzo lui.
- Visto?
- Cosa?
- Sei tu a giudicare, sempre e soltanto tu. Stronzi, stronzi, stronzi: potrei riassumere così tutti i tuoi discorsi. E poi? Finisci a colpevolizzarti per non poter far nulla per cambiare le cose, perché ti senti inadeguato ad affrontare la realtà, e senza capire che puoi cambiare soltanto te stesso, non gli altri. Non sei tu ad essere sbagliato, e neppure loro. Ad essere distorto è il riflesso di te in cui t'identifichi...
- Beh, ma non può negare che la vita sarebbe più facile per tutti se non ce fossero così tanti di stronzi. Sì, ha ragione, questa è l'unica parola con cui riesco a definirli; specchio o non specchio.
- Siamo tutti gli stronzi di qualcuno, ma preferisco il termine ostacolo funzionale. Mai sentito parlare di sparring partner?
- No, sono sincero.
- Tu sei sempre sincero, anche troppo. Non devi convincermi di questo. E non sei neppure obbligato ad esserlo. Comunque, è una sorta di avversario. Non è un nemico in senso stretto, anzi. È uno che ti allena a combattere. È così che si cresce. Perché tu vuoi crescere o rimanere un bambino?
- Sempre ad offendere lei, vero? Forse sono ancora giovane per dirmi uomo, ma sono uno che si assume le sue responsabilità, e cerco di non fare del male a nessuno.
- Ne fai a te stesso, condannandoti ad una vita che non vuoi, a dire di no a ciò che desideri di più. Ti piaccio, me ne sono accorta, non c'è nulla di male in questo. Siamo esseri sessuali, sempre, dall'infanzia alla terza età. Ma questo ti crea un cortocircuito nella testa; certo, sei troppo speciale per essere come gli altri, e tu non vuoi essere come gli altri...
- Gli altri chi? Adesso sono io che lo chiedo a lei.
- Quelli che ci vorrebbero sempre a gambe aperte, che pensano che noi donne siamo tutte puttane...
- Ma io...
- Fermati! Non hai bisogno di giustificarti: non è il desiderio ad essere sbagliato, ma il modo in cui talvolta lo esprimiamo. Ti fa molto più male negarlo, soprattutto a te stesso. Ti dico un'altra cosa, questa sì che farà male, ma è per il tuo bene: non sei speciale, non più di quanto lo siano gli altri.
- Abbiamo finito?
- Per oggi sì...
- Cosa le fa pensare che tornerò? Non sono mica un topolino che può torturare ogni volta che vuole per i suoi esperimenti...
- Topolino no, ancora cucciolo sì. No, non chiudere, lasciala socchiusa la porta.
- Come vuole.
 
- Casa di Flavio, dopo l'incontro con la dottoressa -

- Come è andata?
- Ah, ciao ma', non ti avevo sentito entrare...
- E certo, con la musica sempre a tutto volume. Ma come fai a studiare in questo modo?
- Non stavo studiando...
- Bravo, così poi alla fine devi fare le corse...
- Sono fatti miei! E poi non mi sembra che tu possa lamentarti del mio libretto...
- Ma lo dico per te. Come se non lo sapessi che l'ultimo mese prima dell'esame ti chiudi dentro, non mangi più, non dormi più e fumi due pacchetti al giorno...
- La smetti adesso? E chiudi la porta, per favore. Chiudila bene che ho la finestra aperta e fa corrente.
- Sempre incazzato stai, e questo è il ringraziamento?
- Per cosa? Stavo cercando di rilassarmi un po' e sei arrivata tu...
- E io che mi preoccupo per te!
- Senti, facciamo così: io abbasso il volume e tu adesso la finisci, va bene?
- Comunque non mi hai risposto; come è andata con la psicologa?
- Una sparasentenze, e io che mi lamentavo dei professori...
- Ma lascia perdere, sei troppo intelligente per farti fare fesso dalle parole. Sei solo un po' esaurito. Te l'ho detto tante volte: qualche goccia di passiflora; non fa mica male, la prendo anche io.
- Cosa si mangia stasera?
- Non lo so ancora, perché non vieni in cucina e lo decidiamo insieme?
- Ancora qualche minuto e vengo. Devo mandare un messaggio...
- Mi raccomando, non scrivere stronzate su internet, lo sai che la polizia postal...
- Mamma! Non sono un terrorista! E poi non me ne frega niente di quelle merde dei politici. Adesso, esci, ti prego.

Flavio vuole scrivere al suo amico, massacrarlo d'insulti, fanculizzare lui e la dottoressa Aprilia, ma non fa in tempo: un messaggio lo distoglie dalle sue crudeli intenzioni.


- Università di Flavio, la mattina dopo l'incontro con la dottoressa -

- Letto il messaggio di ieri? Ti ho anche suggerito l'amicizia su fibbì...
- Carine le tue amiche...
- Carine? Porco zio, sono due a colpo sicuro, altro che carine. Mi devi dire solo quella che ti piace di più, e io mi prendo l'altra.
- Ma ti sembro il tipo? E poi mi sono appena lasciato con...
- Appena? No, scusa, hai detto appena? Quanti mesi sono passati?
- Scusa, ma cosa cazzo c'entra. Ecco, tu che te ne intendi tanto di psicologia dovresti sapere che ognuno ha i suoi tempi per elaborare il lutto.
- A proposito, ma come è andata con la dottoressa Aprilia?
- Una merda! Mi ha vomitato addosso di tutto di più...
- Anche con me ha fatto così, voleva provocarti; ma hai visto che gambe?
- Bella è bella, ma l'avrei preferita con un po' più di cervello...
- Non dire cazzate.
- Mi ha fatto troppo sclerare!
- Per il tuo bene...
- Il mio bene?
- Presto capirai; allora, ci vieni stasera? Lo sai che sono a piedi e che mi serve uno con la macchina...
- Viva l'onestà!
- Beh, pensavi che lo facessi per amicizia?
- Dove andiamo?
- Sono due studentesse fuori sede, non abitano molto lontano dall'università. Prima le portiamo a mangiare qualcosa, poi le riaccompagniamo a casa e... già sai!
- Bravo il mio diavolo custode, a volte mi chiedo come sarebbe la mia vita senza di te...
- Decisamente più noiosa.
- Pensavo che c'è un locale carino da queste parti, fanno la patata ripiena, ci andavo con la mia ex; che cosa c'è? Perché stai ridendo adesso?
- Ma ti sei sentito? Già immagino la scena. Sentite, io e il mio amico conosciamo un bel posto: vi piace la patata ripiena?
- Oddio, effettivamente, detta così è oscena!
- Dai, vienimi a prendere alle otto stasera; il locale lo lasciamo decidere a loro.
- Sì, forse è meglio.

- La stanza, ieri -

I due ragazzi sono a casa delle studentesse fuori sede. Letti disfatti, la cucina in disordine, una stufa elettrica al centro della stanza ché il termosifone non funziona bene e le pareti che avrebbero bisogno di essere tinteggiate. L'amico di Flavio ha in braccio una delle due.
 

- Ti è piaciuta la pizza?
- Sì, ma domani non mangio nulla: guarda come sono gonfia. No, cosa fai? Posa il cellulare, sei pazzo? Un selfie con noi quattro in casa? Se lo vede mio padre mi ammazza. Mi paga l'affitto per studiare, non per portarci i ragazzi.
- Dai che non ti taggo...
- Ma non ci pensare proprio!
- Hai ragione, e poi cosa sta per succedere è meglio non farlo sapere; Flavio, hai messo la penna nel portatile?
- Sì, ho scelto un po' di canzoni...
- Oddio, mica adesso te ne uscirai con i Genesis, vero?
- Stronzo! Non capisci un cazzo di musica. Comunque ho scelto qualcosa d'italiano...
- Cosa è questa roba? Non siamo mica ad un falò, che c'entra adesso Battisti? Dai, scegliamo qualcosa da youtube. Ecco, l'ultima compilation di cafè del mar.
- Bella, sono stata a Formentera questa estate e la chill out mi piace troppo un casino!
- Non c'è più niente da bere, uffà. Non hai qualcosa in figro?

- Possiamo andare a controllare.

L'amico e la studentessa vanno in cucina. Lei si siede sulla lavastoviglie, lui le cinge i fianchi.

- Dovevamo lasciarli soli, il mio amico è timidissimo.
- Me ne sono accorta; proprio una bella coppia fa con la mia coinquilina. 

- E tu?
- Tu cosa?
- Sei timida?
- Ti sembro una timida?
- Dimostramelo.
- Stronzo!
- Me lo dicono tutti, ma è per questo che ti piaccio...

Nel frattempo, nella stanza, Flavio prova a vincere il proprio imbarazzo.

- Ti piace davvero questa musica?
- No, ma non volevo rovinare tutto.
- Cosa ti piace?
- Prometti di non metterti a ridere?
- Promesso.
- Mia madre è inglese e a lei piacciono tanto gli Swing Out Sisters...
- Davvero?
- Buffo, non trovi? Ma la cosa strana è che piacciono anche a me...
- Ma no, perché strano? Erano uno dei gruppi più interessanti negli anni '80... scusa, non volevo annoiarti. Dai, cerchiamoli; una canzone in particolare?
- Si chiama forever blu
- Eccola... dovremmo ballare adesso, lo sai?
- Poi non lamentarti se ti pesto i piedi, però.
- Non preoccuparti, neppure io so ballare...
 

Baciala, cosa aspetti?, a Flavio sembra di avere ancora nella testa la voce della dottoressa Aprilia.

- Università di Flavio, oggi -

I due ragazzi sono scesi dalla metro e s'incamminano verso l'università. Visto? Cosa ti avevo detto? E poi ti ho lasciato la più carina, ammettilo. Non venirmi a dire che non sono un amico. Aspetta Flavio, una telefonata; vai avanti tu e incomincia a prendere i posti. Tieni, mettici il mio zaino sulla sedia, così non se la fregano. Tranquillo, vai. Pronto? Sì? Ah, è lei, dottoressa Aprilia. Sì, Alessandra, va bene. Certo, è andata come aveva immaginato. No, non l'hanno fatto, ma è qui ancora tutto imbambolato. E poi non lo so se quei due sono pronti per la prossima fase dell'esperimento. Ha ragione, non spetta a me dirlo. A proposito, ma non è che metterà il mio nome nella sua ricerca, vero? Certo, la privacy prima di tutto. Adesso la lascio e mi faccia sapere se ha bisogno di altri soggetti. Buona giornata.

Massimiliano Cerreto

Backstage: ho scoperto di non essere Berlusconi, e neppure Renzi. Ovvio, risponderai. Meno ovvio di quanto tu possa pensare. Ciò che intendo è che né io né tu possiamo trascorrere il resto delle nostre vite a lamentarci del potente di turno. Che sia un politico, un capo ufficio, un professore o anche un vigile urbano. È da questo che oggi prendo le distanze. Il potere legittima sempre se stesso, come il desiderio. Pensi sia una questione politica? In realtà qui è in gioco l'ecologia, ovvero la cura del nostro ambiente, interiore ed esteriore. Io sono ciò che desidero essere: ecco il nodo centrale. Perché sono i desideri ad orientare i comportamenti, che ciò avvenga in modo consapevole o meno. Credo, invece, che ogni ostacolo sia funzionale all'evoluzione, ma non pensare che sia così 'illuminato' da non incazzarmi come una iena quando mi si para davanti il solito stronzo.

Psicologia spicciola? Forse. Premesso che non ho alcuna competenza in materia, che la mia formazione culturale è giuridico/filosofica e che non sono mai riuscito ad entrare in analisi, come fare a meno della consapevolezza di sé? Da qui, il mio interesse anche nei confronti dell'indagine sulla psiche, ma con tutti i limiti che distinguono un amante della lirica da un direttore d'orchestra.
 

Realmente una psicologa, invece, la donna cui mi sono ispirato per tratteggiare la figura della dottoressa. La sera stessa che la incontrai, scrissi queste parole sulla bacheca di facebook, credo fosse il 2013. Ma il nostro incontro/scontro durò pochissimo. Avevo davvero un amico che soprannominavo 'diavolo custode' e con cui trascorsi una serata con due studentesse fuori sede. E sono stato innamorato ai tempi del liceo di una ragazza pettinata con il carré, come la bellissima cantante degli Swing Out Sisters. E poi di una con la madre inglese. Da questa sorta di 'confusione', nasce la scelta di Forever Blue. Ed esiste ancora un locale a Napoli, nella zona universitaria, che prepara delle ottime patate ripiene: ci andavo con un'amica di cui non ho mai capito se fossi innamorato o meno. Ma forse è tutto vero sino a quando pensi che sia così.

Concludo con alcune curiosità: Flavio significa semplicemente biondo, mentre Alessandra Aprilia significa (più o meno): venere feconda che agisce in difesa degli uomini. Avrei potuto trovare un'infinità di finali diversi, ma non mi piaceva l'idea che la storia si riavvolgesse come su di un nastro di Möbius. Meglio andare avanti, in direzione dei propri desideri.

(Aggiornamento 6/8/2017) - Non ho mai nascosto la mia scarsa simpatia nei confronti degli psicoterapeuti. Più in generale, non amo maghi, santoni e guaritori, tutti accomunati dal guadagnare sul dolore altrui, e spesso con l'aggravante della cattiva fede. Eppure odiare è odiarsi: il modo in cui giudichiamo gli altri è il modo in cui giudichiamo noi stessi. No, forse ad amare il mondo intero non riuscirò mai, ma sono ancora in grado di ammirare l'intelligenza e la sensibilità altrui. Le parole che leggerete qui sono di una giovane psicoterapeuta romana e meritano rispetto.

Rock art, ©Massimiliano Cerreto

(Swing out sister - Forever Blue)